Rivoluzione industriale 4.0

Rivoluzione industriale 4.0

La presentazione della relazione conclusiva dell’indagine conoscitiva sull’Industria 4.0, realizzata dalla Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati.

Innovazione.

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Il 6 luglio 2016 si è svolta, presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati, la presentazione della relazione conclusiva dell’indagine conoscitiva sull’Industria 4.0, realizzata dalla Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati. Sono intervenuti il Presidente della Commissione On. Guglielmo Epifani (PD), il relatore dell’indagine On. Lorenzo Basso (PD), il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda.

Il Presidente Epifani ha aperto la presentazione specificando che l’Industria 4.0 è la sfida che oggi l’Italia deve saper cogliere per diventare competitiva sul piano internazionale ed ottenere un aumento di produttività del 30-50% grazie all’uso delle nuove tecnologie.

Purtroppo, il Paese deve recuperare un ritardo digitale che è presente non solo nelle zone del Mezzogiorno ma anche nei distretti industriali e c’è la necessità di percorsi formativi, che possano permettere alle aziende di riuscire a trasformarsi in strutture 4.0.

A differenza dell’Italia, paesi come la Germania, la Francia, la Gran Bretagna si sono dotati di programmi nazionali appositi per centrare l’obiettivo della quarta rivoluzione industriale. Questo è di sicuro qualcosa che anche l’Italia dovrà fare al più presto, prendendo come esempio anche i piani fatti dai paesi sopra menzionati.

Durante i 5 mesi di indagine conoscitiva l’obiettivo prefissato è stato capire quale modello applicare al tessuto industriale italiano e quale strumenti adottare per favorire la digitalizzazione delle filiere industriali nazionali. Sono state chiamate in audizione: università e centri di ricerca, società di consulenza e comunicazione, associazioni di categoria ed imprese, parti sociali. Sono stati richiesti contributi scritti; effettuate missioni esterne, realizzati confronti con gli ambiti governativi istituzionali e le istituzioni straniere.

Per dare qualche numero: 94 sono state le ore di lavoro della commissione, 75 le partecipazioni informali del Presidente della X Commissione e del relatore a convegni e gruppi studio, 50 le audizioni svolte.

L’Istat ha fornito dati rispetto alla situazione economica del Paese e alla situazione della disoccupazione nel settore manifatturiero.

Il cuore dell’indagine è stato la quarta rivoluzione industriale, basata sull’uso di sistemi totalmente digitalizzati che comportano l’uso di tecnologie abilitanti ma anche la creazione di nuovi modelli di business (modello xerox, circular economy, maker economy, sharing economy).

Attraverso l’indagine conoscitiva, si sono delineati i cinque pilastri per una strategia digitale italiana: governance, infrastrutture abilitanti, competenze digitali, ricerca e innovazione open.

La governance stabilisce la cabina di regia a livello governativo e gli obiettivi; le infrastrutture abilitanti comprendono tutte le nuove possibilità di strutture digitali che devono essere realizzate; le competenze digitali richiamano la formazione, indirizzata verso tutti i soggetti professionali; la ricerca si concentra sull’importanza del ruolo delle università e delle grandi infrastrutture di ricerca scientifica per un sistema formativo e  per una competizione internazionale; l’innovazione open elenca alcune attività e misure da adottare per promuovere standard aperti.

La via italiana in questa rivoluzione industriale deve essere quella di differenziarsi qualitativamente sui mercati.

Il Presidente Boccia, subito dopo, ha chiarito che le imprese che in questi anni sono riuscite a vincere le sfide del mercato globale sono state quelle che hanno innovato con un sistema complessivo. Infatti, l’innovazione non è solo ricerca e sviluppo, ma è anche organizzazione, tecnologia ed eccellenza in ogni funzione aziendale. Saper far bene un prodotto ormai è solo la base da cui partire e non più il punto di arrivo.

La presenza di moltissime PMI italiane, nell’attuale configurazione internazionale, è uno svantaggio. Diventa, quindi, imprescindibile lavorare per aumentare le dimensioni delle aziende e, in questo senso, l’innovazione può permettere di intensificare l’evoluzione e l’impiego delle reti di impresa, così da concentrare le iniziative imprenditoriali su scala più ampia.

L’Italia pur mancando in competitività è comunque la seconda potenza industriale a livello europeo, ma deve guadagnare anche competitività con una politica dei fattori e dell’offerta, rilanciando gli investimenti, e non più della domanda.

Ciò che serve è un intervento organico di politica economica, un “progetto Paese” che avvii una stagione di corresponsabilità, di esempi e coerenza e che porti non solo ad un’industria 4.0 ma anche ad un cambiamento di pensiero.

Infine, il Ministro Calenda ha chiarito che ci sarà bisogno di un intervento programmatico che, partendo da questo studio, dovrà portare ad un primo follow up nelle prima settimana di agosto spiegando quale interventi saranno alla portata del Governo e quali, invece, verranno affidati a privati.

Il Governo in merito all’Industria 4.0 manterrà una neutralità tecnologica e settoriale, non avendo i mezzi per prevedere quale settore o quale innovazione si imporrà nel mercato. Sosterrà, però, l’innovazione, puntando sulla realizzazione delle strutture abilitanti (infrastrutture tecnologiche, quali banda larga e infrastrutture fiscali, quali misure fiscali di superammortamento, nuova Sabatini, revisione del Fondo di garanzia). La cabina di regia sarà gestita da Governo ed imprese, interfacciandosi con le singole Regioni, e il Governo sarà selettivo sulle iniziative da sostenere.

Gli investimenti saranno concentrati su hardware (anche digitali) evoluto e software, ma anche su strumenti culturali che permettano a tutta la società di comprendere la potenzialità dell’innovazione.

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