Human Technopole e IIT: i pareri di Scienziati italiani all'estero

Human Technopole e IIT: i pareri di Scienziati italiani all'estero

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Interviste rilasciate a La Stampa da Elio Raviola, Paolo Samorì, Paolo Sassone-Corsi, Filippo Mancia (fonte La Stampa del 16 Maggio 2016)

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Intervista a Elio Raviola - “Nella relazione segreta del 2007 approvammo l’operato dell’Iit”    

Qui Boston Elio Raviola è professore emerito ad Harvard.

Professor Raviola, che idea si è fatto del progetto? «Human Technopole è un’iniziativa importante. La genomica sta trasformando la medicina: ogni paziente è differente, ogni cancro diverso. Ci avviamo verso cure di precisione, ma gli italiani rischiano di restarne esclusi». Ma non sarebbe possibile avere più centri di ricerca invece di uno solo? «Per queste discipline servono molti soldi e connessioni con laboratori e strutture importanti. Non è possibile fare altrimenti». È stata proposta l’istituzione di un’agenzia di coordinamento. «Sarebbe solo un nuovo livello di burocrazia». Cosa pensa delle critiche piovute su Ht e sull’Istituto italiano di Tecnologia?«Le trovo inaccettabili e distruttive. Si tratta di accuse frammentarie, di calunnie. Sia l’Iit che il suo direttore Roberto Cingolani lavorano bene». Lei nel 2007 insieme con il fisico Mario Rasetti, su incarico dell’allora ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa compì una valutazione dell’Iit. Come andò? «Il ministro ci chiamò a Roma e ci chiese se l’Istituto, che era partito da poco, dovesse ottenere i finanziamenti. Il centro ricadeva sotto la sua responsabilità , ma - essendo stato preso da altre questioni - non aveva avuto tempo di occuparsene a fondo. Voleva capire se meritasse la sua fiducia e se i fondi fossero appropriati. Domandò una relazione privata, e precisò che non avrebbe mai dovuto divenire pubblica. Su questo sono fiorite fantasie, c’è chi ha affermato che i risultati della valutazione furono negativi. Non è vero. Sono impegnato al segreto, soprattutto ora che Padoa - Schioppa non c’è più, e non divulgherò il testo. Ma posso dire che nella frase di apertura definimmo l’intero progetto “ forte e coerente” , l’iniziativa “ lodevole e interessante”. Certo formulammo anche critiche, ma ciò avviene sempre negli audit scientifici. Io sono molto severo, ma vedo assai poco rigore nelle accuse di oggi, che non rispondono alla realtà». Perché allora una reazione tanto forte? «Si tratta di un piccolo gruppo di ricercatori che vuole creare più strutture. Ma la diluizione dei laboratori rischia di condurre all’inesistenza»

Intervista a Paolo Samorì - “Servono scelte agili per premiare il merito”

Qui Strasburgo Paolo Samorì dirige il laboratorio di nanochimica.

Prima era al Cnr «Il sistema della ricerca italiano soffre di un problema cronico: la burocrazia. Grazie alla sua struttura unica, l’Iit è stato uno dei pochissimi enti di ricerca italiani che ha potuto fare scelte agili e meritocratiche negli ultimi dieci anni. L’eccellenza attrae altra eccellenza». Paolo Samorì è direttore dell’Istituto di Scienza ed Ingegneria Supramolecolare all’università di Strasburgo. È un istituto di ricerca interdisciplinare nel campo della chimica dei sistemi complessi. Ospita 120 persone di 35 nazionalità, tra cui due premi Nobel. Cosa intende per eccellenza della ricerca? «Significa svolgere ricerca di frontiera e d’innovazione al fine di migliorare la qualità della vita. Le grandi scoperte devono avere notevole risonanza, e questo avviene pubblicando lavori di altissima qualità su riviste a grande indice d’impatto. Una ricerca d’eccellenza richiede grandi capitali. L’Iit ha dimostrato di possedere una chiara idea di quali saranno le aree fondamentali della ricerca e dello sviluppo tecnologico nei prossimi 25 anni». Ma non è irrituale che soldi pubblici vengano dati a una fondazione di diritto privato? «No: accade anche da noi in Francia. Una fondazione di diritto privato permette di esser snelli nelle decisioni. L’attuazione di meccanismi di controllo rigorosi è cruciale.

Intervista a Paolo Sassone-Corsi - “I grandi laboratori funzionano tutti così”

Qui California Paolo Sassone-Corsi, napoletano, classe 1956 è genetista alla Irvine University

Professor Sassone-Corsi, che ne pensa di quel che sta succedendo? «Sono lontano dall’Italia ormai da molto tempo, torno solo in occasione di alcune conferenze. Leggo i giornali e sono inserito nella comunità degli scienziati italiani. Mi pare sia in corso una campagna esagerata e dai toni poco eleganti». Ma è vero che il metodo utilizzato per lo Human Technopole è irrituale? «Ma no. Le strutture strategiche per la ricerca sono sempre espressione di decisioni di alto livello, adottate dai governi, che stabiliscono indirizzi e priorità». Anche all’estero avviene così? «Certamente, per i laboratori di grande rilievo questo è il metodo che vige in Germania - ad esempio per il Max Planck Institut - in Francia, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti». Ma allora come si controlla che questi istituti lavorino a dovere? «Di solito c’è una commissione di indirizzo scientifico e poi c’è un consiglio operativo. Ogni due anni si verifica se lo sforzo finanziario corrisponde ai risultati». E nel merito che ne pensa? «Ho letto il progetto. Penso andrebbero aggiunte alcune cose, ma l’ho trovato in grandissima parte valido»

Intervista a Filippo Mancia - “Torneremo attrattivi per i talenti stranieri”

Qui New York Filippo Mancia è un biologo strutturale. Insegna a Columbia

Il biologo strutturale “Torneremo attrattivi per i talenti stranieri” «È un’opportunità che capita una volta nella vita, e per quanto riguarda l’Italia si verifica molto in ritardo. Il Paese si merita un polo scientifico di alto livello per la ricerca bio -medica, per di più in un luogo che ha un’eredità legata alla nutrizione e alla salute come l’area Expo». Professor Mancia, cosa dice di quel che sta accadendo intorno al progetto? «Non voglio intervenire nelle polemiche, ma ho ammirazione per l’Iit e penso che dovremmo tutti collaborare per fare in modo che l’iniziativa sia un successo. Gli effetti sulla ricerca potrebbero essere molto importanti». In che senso? «Il reclutamento internazionale di 1.500 giovani scienziati vuol dire unire competenze italiane a quelle di talenti stranieri. Prenda noi: nel laboratorio abbiamo ricercatori scozzesi-pakistani, coreani, americani, italiani, solo per citare alcune nazionalità. È importante che il nostro Paese recuperi l’attrattività verso le menti più brillanti». Perché le infrastrutture di larga scala sono così rilevanti? «Un esempio. Qui a Manhattan ci sono cinque microscopi elettronici avanzati per la biologia strutturale. Si tratta di macchine innovative, che costano tra i 5 e 10 milioni di dollari. In Italia non ce n’è nemmeno uno. Capisce?

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