L'interruttore per il medulloblastoma

L'interruttore per il medulloblastoma

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Frutto della collaborazione dei ricercatori dell’ Istituto Italiano di Tecnologia, Sapienza e Istituto Pasteur Italia, la scoperta apre la via a nuove possibilità contro questa grave forma di tumore al cervello

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medulloblastoma testo

Il medulloblastoma è il più diffuso tumore al cervello che colpisce nell’infanzia. I trattamenti attuali associano la chirurgia alla radio e alla chemioterapia e consentono buone probabilità di guarigione;  purtroppo, però, non sono privi di effetti collaterali gravi come disturbi cognitivi permanenti nonché poco efficaci rispetto alla presenza di recidive.  È per questo motivo che la ricerca di cure alternative innovative non si arresta.

Oggi uno studio condotto da Gianluca Canettieri, Sonia Coni (Dipartimento di Medicina Molecolare, Sapienza e Istituto Pasteur Italia) insieme a un team del CLNS@Sapienza (Istituto Italiano di Tecnologia), guidato dalla giovane ricercatrice Laura Di Magno, e che vede la partecipazione di Giulia Sdruscia, Francesca Bufalieri e Marialaura Petroni, ha permesso di individuare una molecola capace di arrestare la crescita del medulloblastoma. La ricerca è stata pubblicata su Scientific Reports.

I risultati di oggi sono frutto di anni di lavoro. In passato - dicono i ricercatori - con uno studio pubblicato su Nature Cell Biology abbiamo identificato l’ ”interruttore” del medulloblastoma: una proteina chiave chiamata “Gli” e coinvolta direttamente nella formazione del tumore.   Abbiamo dimostrato che delle modifiche di Gli, caratterizzate dalla rimozione o aggiunta di molecole di acido acetico, determinano rispettivamente l’accensione o lo spegnimento del dispositivo molecolare che induce la crescita tumore.

I ricercatori hanno perciò visto la possibilità di frenare lo sviluppo del medulloblastoma impedendo che le  molecole di acido acetico siano rimosse da Gli e spostando così l’interruttore del tumore da ON a OFF.

E oggi, con lo studio pubblicato su Scientifc Reports*, è stata individuata una possibile strategia vincente.  Abbiamo osservato – dicono i ricercatori - che nel medulloblastoma sono presenti in maniera abbondante due proteine, le deacetilasi HDAC1 e HDAC2, che rimuovono l’acido acetico da Gli  e quindi promuovono la crescita del tumore.  Abbiamo allora deciso di utilizzare una sostanza (inibitore delle deacetilasi) in grado di inibire selettivamente queste proteine “accelera-tumore”, studiandone le proprietà su topi con medulloblastoma. I risultati sono stati molto incoraggianti: negli animali la somministrazione rallenta la crescita del tumore e aumenta notevolmente la sopravvivenza.

A queste osservazioni si aggiunge il fatto che questa molecola, già in fase di sperimentazione nell’ uomo per alcuni tipi di linfomi e di leucemie, sembra avere effetti collaterali relativamente modesti. Ciò fa sperare – concludono i ricercatori - che gli oncologi possano prendere in considerazione la possibilità di fare  approdare l’inibitore delle deacetilasi alla sperimentazione clinica anche per il medulloblastoma, per  valutare la possibilità di  somministrarlo ai pazienti dopo la chirurgia e al posto degli approcci attuali più aggressivi , o per allungare la sopravvivenza in caso di tumori recidivanti. 

Per approfondimenti:

Selective targeting of HDAC1/2 elicits anticancer effects through Gli1 acetylation in preclinical models of SHH Medulloblastoma (Scientific Report, pubblicato online il 9 marzo

 

 

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